Attività di Lobbying in Materia di Migrazione e Asilo 

 L'Avv. Fabio Loscerbo è iscritto al Registro per la Trasparenza dell'Unione Europea (ID: 280782895721-36), e svolge attività di lobbying principalmente nei settori del diritto della migrazione, del diritto d’asilo e della protezione internazionale.

L’attività si fonda sull’analisi e sull’interlocuzione con le istituzioni nazionali ed europee, con particolare attenzione all'applicazione delle direttive europee in materia di protezione internazionale e al superamento delle discrepanze tra quadro normativo comunitario e prassi nazionali.

Le aree di intervento includono:

  • Studio delle direttive europee e delle normative nazionali: con focus sull’armonizzazione delle tutele giuridiche previste per i richiedenti protezione.
  • Analisi delle prassi amministrative nazionali: con particolare attenzione ai profili di compatibilità con il diritto europeo.
  • Dialogo istituzionale: finalizzato alla promozione di soluzioni giuridiche che garantiscano l'effettività delle garanzie procedurali sancite dal diritto UE.

L'approccio si basa su una metodologia rigorosa, che coniuga competenza giuridica e analisi sistematica delle dinamiche legislative e amministrative, al fine di contribuire al dibattito pubblico e istituzionale sulla protezione dei diritti fondamentali delle persone coinvolte nei processi migratori.

La partecipazione a tavoli tecnici e la redazione di studi e position papers rappresentano strumenti fondamentali per affrontare le sfide attuali in tema di diritto d’asilo e migrazione, garantendo una prospettiva fondata su criteri giuridici e sull’esperienza maturata nel settore. 

 Il tabloid Giustizia, allegato al Corriere della Sera del 27 ottobre 2025, in occasione del Salone della Giustizia 2025, ha dedicato un articolo al mio lavoro e al paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”

L'Integrazione come Paradigma: La Visione di un Nuovo Modello di Immigrazione

L'Integrazione come Paradigma: La Visione di un Nuovo Modello di Immigrazione
Avv. Fabio Loscerbo
Negli ultimi anni, il dibattito sull'immigrazione in Italia si è spesso polarizzato tra posizioni estremiste, che oscillano tra un'accoglienza indiscriminata e una chiusura totale. Tuttavia, la realtà richiede un approccio più strutturato e realistico, che tenga conto sia delle esigenze dello Stato che dei diritti e doveri dei migranti. La mia visione in materia di immigrazione si basa su un principio chiaro: l'integrazione deve diventare il nuovo paradigma per affrontare il fenomeno migratorio.

L’Integrazione Non è un'Opzione, ma un Dovere

L'integrazione non può essere considerata una scelta personale del migrante, ma un vero e proprio obbligo per chi decide di vivere in Italia. Il diritto di rimanere nel nostro Paese non può essere fondato esclusivamente sulla presenza di un contratto di lavoro, ma deve essere il risultato di un percorso di inclusione sociale basato su tre pilastri fondamentali:

  1. Lavoro: Il migrante deve dimostrare la volontà e la capacità di contribuire economicamente alla società, attraverso un impiego regolare o un percorso formativo finalizzato all'inserimento lavorativo.
  2. Conoscenza della Lingua: La padronanza dell'italiano è essenziale per una reale partecipazione alla vita sociale e lavorativa. Un immigrato che non conosce la lingua del Paese in cui vive rimane inevitabilmente ai margini della società.
  3. Rispetto delle Regole: La permanenza in Italia deve essere subordinata al rispetto delle leggi, del sistema giuridico e dei valori costituzionali. Chi non si conforma alle norme di convivenza civile non può pretendere di restare sul territorio nazionale.

ReImmigrazione: Chi Non si Integra Deve Tornare nel Paese di Origine

Se l'integrazione è il criterio fondamentale per l'immigrazione, ne consegue che chi non si integra deve tornare nel proprio Paese di origine. Questo principio, che possiamo definire ReImmigrazione, si basa sull'idea che l'Italia non può permettersi di mantenere situazioni di precarietà cronica o sacche di marginalità sociale che alimentano tensioni e illegalità.
Non si tratta di una politica di espulsione indiscriminata, ma di un meccanismo che incentiva i migranti a impegnarsi attivamente nel loro processo di inclusione. Se, dopo un periodo ragionevole, un individuo non ha dimostrato un serio impegno nel percorso di integrazione, il rimpatrio diventa una scelta logica e necessaria.

L’Errore della Politica Attuale: Il Legame Esclusivo tra Lavoro e Soggiorno

Uno degli errori più grandi delle attuali politiche migratorie è quello di vincolare il diritto a rimanere in Italia esclusivamente alla presenza di un impiego. Questo approccio, oltre a essere insufficiente, rischia di creare gravi distorsioni nel mercato del lavoro, incentivando sfruttamento e precarietà.
Un modello più equo e funzionale dovrebbe considerare il grado complessivo di integrazione del migrante, valutando non solo la sua posizione lavorativa, ma anche il suo coinvolgimento nella comunità, l’apprendimento della lingua e il rispetto delle regole.

Verso un Sistema Basato su Diritti e Doveri Reciproci

L'integrazione deve essere un processo bilaterale: lo Stato deve garantire strumenti efficaci per favorire l’inclusione (corsi di lingua, formazione professionale, accesso alla legalità), ma il migrante deve dimostrare di voler realmente far parte della società italiana.
Questa visione permette di superare la contrapposizione tra accoglienza passiva e respingimento indiscriminato, ponendo al centro un modello sostenibile e giuridicamente solido, che tutela sia i cittadini italiani che i migranti stessi.
Solo adottando una politica migratoria basata su integrazione, responsabilità e reciprocità, potremo costruire una società più equa, sicura e rispettosa dei diritti di tutti.